Amarcord

Angelo Bergamonti, 50 anni fa

- Il 4 aprile del 1971, il forte pilota di Gussola perdeva la vita sul circuito cittadino di Riccione. Era in sella alla MV Agusta, da poco ingaggiato al fianco di Giacomo Agostini dopo una brillante carriera da privato. Agostini ricostruisce il contesto della gara fatale
Angelo Bergamonti, 50 anni fa

Angelo Bergamonti aveva corso con ogni moto possibile, Morini, Aermacchi, Paton e Linto. Nelle gare in salita e in circuito, prima da junior e poi da senior. Con la bicilindrica 500 verde di Peppino Pattoni era salito sul podio del GP delle Nazioni a Monza il 3 settembre del 1967, insieme ad Hailwood e Ago. Ma lui aveva una storia diversa, era un ragazzo che si era fatto dal nulla con una enorme passione e infinita tenacia. Per questo è amato da molti appassionati, per questo è tuttora il simbolo del pilota privato degli anni ruggenti: l’uomo che ama visceralmente la sua moto e che si batte contro moto e piloti ufficiali, come un leone, come Davide contro Golia.

Quel giorno a Riccione pioveva forte, l’organizzatore Amedeo Ronci aveva convocato Ago, Bergamonti e un altro paio di piloti di spicco. Corriamo, Non corriamo? La gara era già stata rinviata dalla domenica precedente per il maltempo, il pubblico era lì a sfidare acqua e freddo, si decise con qualche incertezza di continuare con il programma. Nella corsa delle 500 Angelo partì male, si lanciò all’inseguimento di Agostini, cadde in frenata intorno all’undicesimo giro e purtroppo andò a colpire con il capo il bordo di un marciapiede.

Aveva trentadue anni, Angelo Bergamonti, che era nato a Gussola (Cremona) il 18 marzo 1939. Era stato ingaggiato dalla MV in piena stagione 1970 per affiancare Giacomo, che da quattro anni correva in solitaria con le moto del conte: lui avrebbe dovuto collaudare la nuova sei cilindri e parallelamente correre nelle due classi, 350 e 500. Per cominciare, il cremonese vinse le due gare nel GP conclusivo di Spagna a Barcellona (Ago assente) dopo aver chiuso al secondo posto il Nazioni.

C’era rivalità? I giornali la davano per scontata, del resto serviva sia agli editori sia agli organizzatori, ma non è detto che fosse autentica. Per Angelo era un momento determinante, cominciava una stagione importantissima per lui che, presa confidenza con le MV, avrebbe finalmente potuto dimostrare al mondo il suo reale valore. Tanti anni di inseguimenti con moto inferiori potevano essere finalmente riscattati.

“Lo vivevo come un pilota che andava forte - afferma oggi Giacomo Agostini - ma sapevo di avere più esperienza nonostante avessi tre anni meno di lui, e di conoscere bene la MV. C’era stata qualche sua uscita un po’ provocatoria già a Ospedaletti, però magari era pretattica, allora si usava così, anche Pasolini amava provocarmi. E successivamente anche Read mi avrebbe attaccato subito, magari tentando di demoralizzarmi. Però Read era davvero tremendo, anche in gara era molto aggressivo. Angelo no, era una brava persona, era uno buono, veniva dalla gavetta e si era ristabilito bene da un brutto incidente”.

Come andò quel giorno? Mino lo ricorda così.

“Era la gara delle 500 – ricostruisce - io ero partito bene e avevo preso circa 8” di vantaggio. Si scivolava da morire, pioveva forte, ero partito come una bestia pensando che così l’avrei demoralizzato. Dopo otto o dieci giri mi calmai un po’ e lui lì guadagnava; probabilmente ha forzato, immaginando che potessi avere qualche problema. Era una tattica giusta. Quando mi segnalarono che il vantaggio si era ridotto di un secondo o un secondo e mezzo, ripresi a tirare. Poi purtroppo la sua caduta in frenata”

Io lo conobbi proprio lì a Riccione, il sabato precedente alla tragedia. Ero giovane, inesperto e in soggezione. Ricordo che fumava e mi parve molto sereno. La sua memoria è intatta cinquant’anni dopo. Ai suoi figli e nipoti arrivi l’abbraccio di tutti gli appassionati. Ai quali suggerisco di leggere “L’Angelo controvento”, il bel libro di Marco Tarozzi.

  • NoMarty, Sorbolo (PR)

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